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Giacomo troppe storieOctober 26 Scuole Pubbliche e Scuole Private Oggi ho letto questa cosa che mi ha fatto riflettere, la propongo a chi
vorrà leggerla, trovo sia importante per capire come va il mondo,
almeno su alcune direttive, interessante soprattutto chi ha detto
questa cosa e quando, ma al posto vostro leggerei queste cose alla fine: "Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica,intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi,come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola previlegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico." Piero Calamandrei (Membro della Consulta Nazionale e dell'Assemblea Costituente) III congresso dell'Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, Roma 11 febbraio 1950 Alla ricerca di Godot ...erano anni che gli alberi non mi guardavano così, praticamente era
da quella sera ubriaca della festa dellEdo, fiumi di birre ed alcolici
vari ed ignoti, che giravano, tra le panchine di un parco di notte
d'estate, tra le mani di gente che più passava e meno ricordava, e meno
si preoccupava del presente, del modo e del momento o del mento...
erano anni da quella sera, ora gli alberi tornavano a parlare... mi
stupisco sempre delle differenze di personalità tra un albero e
l'altro, sono come le persone, ogniuno ha il suo carattere, solo che a
differenza delle persone per parlare hanno bisogno di un soffio di
vento tra le foglie e di qualcuno che li ascolti. Agli uomini basta la
bocca. l'ultima volta che ho scritto come sto scrivendo adesso, senza pensare troppo, senza rileggere e senza tornare indietro (nemmeno per prendere la rincorsa;-) scrivevo di Roberto Plant, sembrano anni, sono anni, era l'ultimo anno di angosce tardo adolescenziali, nell'anticamera del lento sviluppo mentale al mondo adulto, erano i primi, bellissimi, anni di università, dove mancavano ancora almeno due anni per pensare al futuro... erano gli anni delle prime amicizie via internet che ti presentavano persone interesanti, che arrivavano, qualcuno spariva... Scrivevo di Roberto Plant iniziando con un 'C'era una volta...', poi vennero i manichini e poi il ciclo si interruppe, era finita l'università un anno e mezzo perso a bussare su una bussula rotta che non indicava più il nord, poi piano piano le cose hanno ricominciato a girare, ho deciso di tuffarmi in un sogno, non ho mai saputo fare cose diverse da quelle che mi piacevano, se non riuscirò a farle non riuscirò a fare nulla probabilmente, non è un vezzo, è una necessità... ora si riparte, si scrive si vive, si vive si vive.. ecc.. ecc.. si torna a scrivere sperando che sia un preludio a qualcosa.. credo di aver smesso di aspettare Godot, ora vado a cercarlo. :-) lo prenderò. :-) Buonanotte, Giack August 13 Cercando di tornare a casaLa nebbia Blu avvolgeva la strada. Lucky non aveva tempo per fermarsi, per capire dov'era finito, doveva continuare a correre. ormai probabilmente doveva essere al sicuro, aveva ancora nelle orecchie il rumore di quel motore, di quella macchina, in teoria doveva averla seminata diversi isolati prima, si era intrufolato in un vicolo e la macchina lo aveva seguito, aveva girato un angolo e la macchina l'aveva seguito bloccandogli un eventuale via del ritorno, alla fine aveva scavalcato uno steccato, dietro a dei cassonetti, li la macchina non aveva potuto seguirlo, era anzi rimasta bloccata nel vicolo stretto, molto più difficile da percorrere a marcia indietro. ora si trovava in una strada larga, non sapeva dove si trovava e la nebbia blu gli impediva di riconoscere quello che aveva intorno. nonostante tutto era un buon segno la nebbia blu, voleva dire che lassù lo avevano ascoltato, il messaggio era arrivato a destinazione, e quindi non si erano dimenticati di lui... 10 anni su un pianeta diverso dal proprio non erano poco, spesso si era sentito prigioniero. e qualche volta se l'era anche vista brutta...senza documenti non era facile lavorare, ma era facile essere sfruttati, Aveva studiato attentamente le diverse forme di superstizione istituzionlizzate che avevano da millenni accompagnato la crescita civile, e si era stupito di come, anche storicamente, gli stessi volumi mistici che proclamavano fratellanza, e solidarietà, diventavano motivo di scontri sanguinari, di discriminazione, di forte tensione, tra gli uomini... quando era stato per la strada aveva subito lui stesso lo stesso tipo di discriminazioni, non poteva lavorare regolarmente per la mancanza di documenti, non poteva vivere normalmente... e non appena gli altri nelle sue condizioni si accorgevano delle sue piccole ma nette diversità fisiche, lo isolavano... era stata una decisione difficile richiamare l'astronave madre, ma dopo essersi messo a studiare i poteri illegali delle società civili era rimasto coinvolto in situazioni che mai avrebbe immaginato... il clima era diventato molto difficile, e non valeva la pena di rischiare la pelle per un trattato di antropologia aliena, quindi si era fatto tornare a prendere... la nebbiolina blu lo avrebbe protetto il tempo necessario all'arrivo della nave, quanto basta per non farsi ritrovare dagli uomini della macchina... tra non molto sarebbe tornato a casa dopo ben 10 anni terrestri... corrispondevano all'incirca a 2 anni sul suo pianeta d'origine d'un tratto successe una cosainspiegabile: la nebbia blu si dissolse.. Lucky non riusciva a capire che cosa fosse accaduto o qualcuno sulla nave non lo voleva riprendere oppure era successo qualcos'altro sulla nave... d'un tratto gli parve di sentire il rumore di una macchina... probabilmente non era la stessa che l'aveva inseguito poco prima, ma in ogni caso decise di nascondersi... quella notte dormì in un vicolo accanto ad un negozio, l'indomani avrebbe tentato un contatto con l'astronave madre.... July 21 Dialoghi dalla Rete "Ti capita ancora di sognare di andare a letto con le farfalle?" "Non erano farfalle, erano fate, sembravano farfalle ma erano fate" "Scusa mi ricordavo male, beh ma ti capita ancora?" "No è molto tempo che non facco quel sogno, a dire il vero è anche molto tempo che non sogno..." "Ultimamente faccio anche io fatica a sognare, praticamente arrivo a sera che non appena appoggio la testa al cuscino piombo in un coma sino al suono della sveglia... "..." "se non fosse per la sveglia, chissà se mi risveglierei dal coma.." "Che cosa ci è successo? perchè non sogniamo più? eravamo grandi sognatori, dovevamo diventare grandi, avevamo mille progetti che avremmo dovuto realizzare non appena saremmo cresciuti...avevamo mille sogni..." "forse non siamo grandi quanto credevamo..." "ma avevamo grandi sogni! che fine hanno fatto? dove li abbiamo persi? dove li abbiamo lasciati?" "non lo so, forse li abbiamo persi per la strada... ma dove ci ha portato questa strada?" "mi sembra di aver dietro solo della nebbia... ormai sono su questa strada da tanto tempo che non ricordo di aver mai visto un bivio..." "ma i nostri sogni c'è l'avevano promesso!!! ci avevano promesso mille bivi! mille incontri! mille esperienze!" "ma quelli non erano i nostri sogni... quella era solo televisione... i nostri sogni andavano ben oltre... i nostri sogni erano CREATIVI!" "...beh qualche uscita di strada l'abbiamo fatta, ed è stata bella, ma sono passati tanti anni dall'ultima, e comunque un bivio non l'abbiamo mai incontrato..." " ma dove ci ha portato questa strada? siamo ad un punto dove non ci ricordiamo nemmeno come si fanno i sogni... e crediamo di vivere lo stesso..." "beh però siamo ancora in piedi, anche senza sogni, respiriamo, mangiamo, lavoriamo..." "e tu questa la chiami comunque vita?" che vita è senza sogni?" "..." "..." "dobbiamo ricominciare a sognare..." "non sentiremo dolore tornando a sognare?" "probabilmente si, ma almeno ricominceremo a sentire qualche cosa..." "..." "ricominceremo a vivere..." January 12 Come le due ultime foglie d'autunno Era una mattina come tutte le altre, il sole del mattino filtrava tra i
ganci della tapparella, e disegnava sul muro piccole chiazze chiare e
statiche. La testa faceva male, il tasso alcolico nel sangue non doveva
essere ancora rientrato nei livelli di norma, 4 ore di sonno erano
troppo poche perchè ciò accadesse anzi, aumentavano l'alienazione che
dal cervello si espandeva dilagando per la stanza. Nulla era al suo
posto, nulla pareva aver mai avuto un posto. Le pieghe delle lenzuola
sembravano muoversi e raccontare al cuscino che la notte era stata
breve, e che anche in quel poco che era durata, non era stata goduta, e
non aveva portato riposo. Le pieghe sul cuscino non facevano che
confermare la versione delle lenzuola. Jim non aveva sonno, ma le
percezioi erano alterate. Quando la sveglia aveva suonto, lui si era
tirato in piedi in un baleno, ci mise qualche istante a capire dov'era,
come mai l'adrenalina lo aveva tirato su fresco, nonostante la carenza
di sonno, poi gli cadde lo sguardo ai piedi della scrivania. Il
sacchetto di celofan nero c'era ancora. Jim lo raccolse quasi istintivamente e, dopo un rapido sguardo, si rese conto che era pieno di soldi. I ricordi del giorno prima iniziarono ad affiorargli frammentari, un po' come accade alle bolle d'aria di uno che affonda in un fiume con delle scarpe di cemento, dall'alto le vedi risalire, ma anche dal basso fanno la loro figura. Alzando lo sguardo Jim vide la camicia bianca e la giacca della sera prima, e che come al suo ritorno, la sera prima, erano piene di sangue, e proprio in quel momento gli torno alla mente tutto quello che era accaduto la sera prima. Un flash-back violento dopo quattro ore di sonno cominciava con una voce: quel fottuto boss Fai Tin-Kay che dava 12 ore per riportare il denaro perso la sera prima, poi avrebbe iniziato a farsi restituire i soldi dalla Vale. Il suo fottuto volto scavato, e quello della Vale, pallido, che veniva trascinata via con i colori della disperazione ed i tremori del terrore, poi la mezza bottiglia di vodka regalata dai gorilla le boss... le botte dei gorilla del boss, la rapina alla farmacia, la corsa a recuperare il sacco con il resto dei soldi, finalmente casa, la vodka che saliva, appena il tempo per puntare la sveglia e poi il nulla fino alla mattiana. Ora l'orologio segnava le 11:00 e questo significava che gli restavano 4 ore per portare i soldi al boss. Non c'era tempo per un cambio di vestiti. Jim infilo rapidamente le scarpe da ginnastica e la felpa.Un nodo veloce al sacco nero e una corsa a rotta di collo per le scale. Qualcuno, probabilmente per conto del boss Fai Tin-Kay, era passato a distruggergli a sprangate la bicicletta. Al boss in realtà non interessava troppo dei soldi che Jim gli doveva. Sicuramente non vedeva l'ora di far battere la Vale, gli sarebbe convenuto molto di più, senza contare come l'aveva guardata tutta sera... Nonostante questo il boss Fai Tin-Kay godeva della fama di uomo di parola, e se non avesse mantenuto gli accordi avrebbe perso una larga fetta dei consensi di cui godeva, tra alcuni soci, ed amici altolocati.. Il tempo correva e Jim con esso. Il boss, nelle giornate di sole primaverili, come quella, soleva mangiare all'aperto nella piazza di un caffè del centro storico. Quando Jim arrivò al caffè del centro il Boss era a pranzo con 3 consiglieri comunali, 2 di maggioranza, 1 di opposizione. Jim riuscì a schivare i gorilla quantò bastò per arrivare a portata del boss e dei suoi amici. Era sporco, sudato e senza un filo di fiato. Lanciò il sacco con i soldi al boss, che non si fece problema ad aprirlo innanzi ai suoi ospiti. Fece sedere jim ad un tavolo poco lontano in compagnia di un paio di gorilla, incaricando un terzo di contare i soldi su un'altro tavolino ancora. Fece anche portare una birra a Jim, ma l'ultima cosa che voleva in quel momento Jim era una cortesia da dovere al Boss Fai Tin-Kay. Ordinò una bottiglietta d'acqua che pagò all'istante. Dei due sgherri uno sorrideva di traverso, l'altro era una maschera imperturbabile. Poco dopo quello che contava i soldi si avvicinò al boss, che a sua volta fece tornare al proprio cospetto Jim. Gli chiese se voleva qualcosa, se aveva apprezzato la birra, ma Jim non rispose. Il boss gli chiese che cosa poteva fare per lui. Jim fece solo il nome di Vale. Il boss tuonò in una risata raggelante, compose un numero al cellulare, e dopo meno di 5 minuti, la Vale riappariva scortata dai due gorilla, era ancora tesa ma sembrava stesse bene, Jim prese la Vale sotto la propria stalla ed i due si allontanarono silenziosamente. Lentamente le ombre si allungavano mentre i due si allontanavano, e lentamente tra i due il silenzio si sgretolava, piccole parole rotolavano via per permettere all'uno di capire cosa fosse capitato all'altra e viceversa; ma era presto per raccontarsi tutto, e presto il silenzio ricadde sui due, ma diversamente dai pochi istanti precedenti, ora non li divideva più, li raccoglieva entrambi sotto il proprio mantello come fossero uno solo. Sentivano le ultime due foglie su un'albero d'autunno, stremate. A casa l'acqua calda della doccia fu l'unica cosa in grado di scogliere i due corpi, tutto lo sporco di quei giorni scivolava nello scarico come nessuno dei due avrebbe creduto solo poche ore prima. L'inverno era passato, presto sarebbe tornata tutta la primavera.
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